Dove eravamo rimasti? A San Siro ed era giugno. I nostri inviati lo hanno seguito durante tutto il tour 2008, che ha decretato l’indiscusso successo del ventesimo album “Il mondo che vorrei”: Genova, Milano e Torino le tappe più adrenaliniche. Critici e amanti delle indiscrezioni ogni anno annunciano la fine della carriera del Blasco e invece no, la voce del popolo va avanti senza perdersi d’animo mai. E mette tutti a tacere con decine di date sold out e tre ore di performance ineccepibili.
Dal prato di Milano ci siamo trasferiti direttamente nel backstage dello stadio
Delle Alpi di Torino per raccontare ai nostri lettori le emozioni che la sua musica è in grado di trasmettere alla folla in arrivo da tutta Italia. Alle nove comincia il delirio delle urla dei suoi fans, tra migliaia di specchi che lo avvolgono e Vasco, nel suo solito look da eterno ragazzino, giacca di pelle, jeans e occhiali da sole da il via alla serata.
Percorre avanti e indietro il palco circolare e davanti a lui sembra esserci il colosseo dei gladiatori. Si percorre l’intera discografia dall’ultimo album, Cosa importa a me, Vieni qui e Colpa del whisky, ai grandi successi del passato, dal 1978 a oggi, Gli spari sopra, Siamo Soli, un Senso, vivere, Sally, un medley rock con Ormai è tardi, Deviazioni e Colpa d’Alfredo.
E poi…Colpo di scena. Unplugged alla Vasco, ma questa volta si siede con la band davanti al pubblico e dice “Chiudete gli occhi con me e immaginate di essere in spiaggia, seduti in cerchio con la chitarra e il fuoco. C’è sempre un gruppo di giovani e tre belle ragazze; poi c’è sempre quella brutta e quello che guarda i maschi (indica il suo bassista). Ma la cosa che non manca mai è il fumo, ovviamente – sottolinea – “delle sigarette. E…per quelle altre bisognerà aspettare”.
“Siamo solo noi, dai parlatemi, io vi abbraccerei uno alla volta. Cosa sarei senza di voi” .
Il Blasco è il cantante del popolo e racconta nelle sue canzoni la vita della gente. I suoi fans lo sentono vicino perchè lui sta vicino alle persone con la sua musica. Intona per pochi secondi le sue grandi poesie sonore, Toffee, Ridere di te, Brava Giulia e poi dice cantando “Certe notti” di Ligabue “lui è bravo, ma io sono il primo”
E’ emozionato e dedica come sempre gli ultimi pezzi a Massimo Riva e a Olga. Commosso spiega ai presenti che la loro anima vive ancora grazie alla musica. Vita spericolata, Canzone, Albachiara e saluta tutti. Noi lo accogliamo da dietro il palco e lui saluta i nostri lettori. Never ending Vasco.
La storia continua nel prossimo album…
Servizio a cura di Francesca Avallone e Eleonora Lamonarca
