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Skunk Anansie: oltre all’essere “umani”

Sinceramente non so quasi iniziare questo articolo. Forse perchè il gruppo in questione non ammetterebbe nemmeno repliche. Mi limiterò ai fatti. Al Palasharp il 15 Novembre 2009 gli Skunk Anansie hanno fatto parlare la musica con il loro ritorno sulla scena, e a vederli di nuovo insieme in formazione originale, sembra quasi che dieci anni di silenzio non sia nemmeno esistiti. Gli inediti sono un tributo eloquente, rispetto a quello che loro rappresentano da sempre e senza averlo mai imposto a nessuno: “l’inimitabile”.

skunk anansie tear the place up 300x196 Skunk Anansie: oltre allessere umani

Foto: Internet

Skunk Anansie, il gruppo composto da un mostro sacro delle voci, Skin, dal basso parlante Cass, dall’energico chitarrista Ace e dal batterista Mark Richardson, supera di gran lunga l’immaginario di colui che li sente per la prima volta dal vivo (come me). A fine concerto arrivi a pensare che Skin e i musicisti che le illuminano la voce, non possano essere “umani”. Due le cose che mi sono chiesta subito per arrivare a dare questo titolo al pezzo: “Come fa un essere umano a tenere note così alte per due ore, senza dar segni di cedimento? E ancora “Come fa un essere umano a fare body surfing sul pubblico, in ginocchio e sdraiato, continuando a cantare con la stessa intensità?”

A livello di critica la tesi che da sempre si porta avanti in musica riguarda la performance live. Un disco ci svela molto del suo autore, sicuramente dal punto di vista della poetica, dell’impianto ritmico, delle strutture liriche e dello stile interpretativo. Nel caso specifico nel 1999, grazie a Post Orgasmic Chill abbiamo capito che quel gruppo mirava all’eccellenza. Un gruppo sempre fedele alla propria essenza, ma espresso sia in chiave rock che pop, con la medesima coerenza.

Quando invece si parla di potenza, di qualità, di savoir faire e tenuta della scena l’unico modo per comprendere un musicista è vederlo in azione. La sola via per capire se i protagonisti dei dischi, sono veri e non prodotti confezionati ad hoc, è sentire il live. Un disco potrebbe nascondere i limiti di un musicista, a differenza di un live che li palesa di fronte al pubblico. Se sbagli, se inciampi nessun produttore ti salverà dalla caduta. Questo discorso è banale, no? Direi di no, considerando alcune cadute di stile degli ultimi anni, sul piano delle nuove proposte. Troppa produzione in serie, più che autentico artigianato d’autore. Gli Skunk Anansie hanno raggiunto secondo me un importante traguardo creando uno stile che porta il loro nome.

Sull’esibizione. Con una scenografia stellare (nel vero senso della parola), specchi sospesi e luci ipnotiche, si comincia. Skin giunge sul palco ricoperta da un numero infinito di strisce d’alluminio, che le nascondono anche il volto. Saltella ed è pronta a esplodere, come le migliori rock star sanno fare. Le nuove canzoni convincono. “Squander”, l’inedito che emoziona e intanto fortifica, mi sento di dire che è la best track tra gli inediti di “Smashes and Trashes”, il Greatest Hits composto da tracce che hanno decretato l’ascesa del gruppo negli anni novanta. Sempre tra gli inediti “Tear The Place Up” e “Because of You”, sono l’ego di Skin messo in musica, per estensione, carica e strutture crescenti. Si susseguono, uno dopo l’altro i grandi pezzi di questo gruppo, da “Secretly” a “Hedonism”. Il concerto si chiude conYou’ll Follow Me Down”, che già quando fu interpretata da Skin con il maestro Pavarotti, aveva scritto la storia per la sua carica emotiva.

Skin salta dalla drum machine al palco, dal palco al pubblico in body surfing, con la leggerezza di una farfalla, ma con la forza di un puma. Si concede al suo pubblico e lo intrattiene quando, in diverse occasioni, salta l’impianto. All’ennesima beffa, non si arrabbia, ma con estrema ironia manda a quel paese i tecnici (non so chi avrebbe mantenuto la stessa calma, soprattutto se l’impianto salta all’apice della canzone). Assurdo più per il pubblico, che non si spiega come una cosa del genere possa capitare durante il concerto di una “big band” come questa.

In conclusione “Smashes & Trashes”, non è un semplice The best e probabilmente anche grazie ai tre inediti che contiene, segna una ripartenza che promette grandi cose per il futuro. La bella notizia è che il gruppo lavorerà presto al nuovo album, la cui uscita è prevista per il 2010.

Ho portato a termine questo mio resoconto, che non nascondo essere un elogio unico. Gli Skunk Anansie con I loro successi passati e presenti me lo hanno consentito. Ascoltare per credere….ma sono certa che lo sapete già.

Francesca Avallone

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