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Voilà, esordio teatrale per Francesco Tricarico

VOILÀ di Philippe Minyana
traduzione di Anna D’Elia
regia di Renzo Martinelli
con Sara Bertelà, Elena Callegari, Federica Fracassi e
con la partecipazione di Francesco Tricarico.

Eccoci qui. Francesco Tricarico cantautore, per coloro che sanno comprenderne il genio è un’eterna conferma. Francesco Tricarico attore (per la prima volta) è un’opportunità, che nel caso vi foste persi, vi consigliamo di non perdere in futuro.

Se poi ci sono tre donne a tenerlo a battesimo, come Sara Bertelà, Elena Callegari e Federica Fracassi, così diverse tra loro, ma in grado di tirarne fuori il meglio durante l’esibizione e un’organizzazione, che ha avuto l’intuizione di integrarlo in questa messa in scena, possiamo solo augurarci che questa sia solo la prima di tante volte.

Esordio teatrale, avvenuto il 31 marzo 2010, al Teatro I di Milano. Mondi complessi e affascinanti quelli portati sul palco, ma interpretati con una semplicità irreale. Attonito e imperturbabile, è imitabile solo da lui medesimo, proprio perché interpreta la vita a modo suo e al limite noi spettatori possiamo solo condividere l’intimità del suo mondo, per il tempo del racconto.

Questa è la quarta edizione della Rassegna Face à Face – parole di Francia per scene d’italia, voluta dall’Ambasciata di Francia in Italia, che ha l’obiettivo di promuovere gli autori teatrali francesi in Italia e di interessare alla drammaturgia contemporanea francese il sistema teatrale italiano. In questa occasione l’autore è Philippe Minyana e “Voilà” l’opera scelta per far riflettere gli spettatori italiani.

Riflettere su cosa? Due elementi rendono grandi gli spettacoli: novità e collaborazione. La contemportaneità francese merita di essere scoperta dagli italiani, anche perché evoluzione di un teatro voluto da grandi maestri del passato, come Artaud e Kantor.

Cosa accade in sala? Un gruppo d’amici e un unico rito. Ritrovarsi la domenica e parlare sempre delle stesse cose. Il tempo scorre e un cucù lo ricorda inesorabilmente, quindi qualcosa dovrà pur cambiare. Cosa? È qui che lo spettatore diventa protagonista perché chiamato a cogliere le differenze di qualcosa che sembra sempre uguale. Compito arduo, perché le battute si ripetono nel corso della performance, ma tutto questo è stimolante.

In questo spettacolo è possibile cogliere un elemento di forte attualità. La ricerca delle certezze in un mondo che sembra diventato sempre più effimero e imprevedibile. Qualcuno le trova nella professione, altri nell’habitat familiare, i protagonisti di Voilà” nell’amicizia, che più passa il tempo (come l’orologio a cucù ricorda), più arriva a confondersi con dinamiche e retroscena di una vera e propria famiglia. Una confidenza, quella che lega Hervè (Tricarico) e compagne, che rende possibile una schiettezza quasi irreale e dialoghi talvolta assurdi. Non passa domenica in cui non vi siano lamentele e frecciatine, ma anche elogi legati per forza di cose proprio allo scorrere del tempo, che, come nella vita reale, amplifica i tratti caratteriali, la sensibilità delle persone e anche i problemi di salute. Ecco allora che lo spettatore comincia a riconoscere i cambiamenti nel rituale, un’ evoluzione nei toni, nelle parole e negli sguardi dei personaggi, la stanchezza e la noia.

Anche la poca capienza del teatro è complice dello spettacolo stesso. I cento spettatori si immergono completamente nelle dinamiche di questo gruppo di amici ed entrano a far parte della scena stessa a livello fisico e mentale. È facile infatti ritrovare dialoghi sentiti o espressi almeno un centinaio di volte da ognuno di noi, incontrando qualcuno. “Fai sempre il grafico Hervè?”, “Lavori sempre nel settore immobiliare Hervè?”, queste frasi sono solo un esempio di una situazione che nello spettacolo ci ricorda quanto nella vita la professione possa diventare un elemento ricorrente nei dialoghi tra essere umani, un modo concreto per testare un benessere o un malessere sociale. Questa frase ripetuta almeno sei volte nella messa in scena, è un tormentone, anche tra amici che si vedono tutti i giorni.

Nulla è casuale. Infatti Philippe Minyana è un attento studioso delle dinamiche sociali e dei dialoghi ad esse connessi. L’immedesimazione è stata quindi garantita in “Voilà” e l’amplificazione della dimensione e dei contesti, ha strappato non pochi sorrisi agli spettatori.

Tricarico ha cantato? Esattamente come il cucù ha scandito il tempo anche lui, diventando l’ennesimo rituale nel rituale. E insieme a lui, in ogni canzone compariva un fanciullo che accompagnava con la chitarra le melodie.

Articolo di Francesca Avallone

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