12 Maggio 2010
Chiudete gli occhi e immaginate un concerto del 2030. Fatto? Ecco come si presenta al pubblico la tappa milanese del The E.N.D. World Tour: lo show musicale del futuro.
I Black Eyed Peas qualche indizio sul mood del loro nuovo lavoro lo avevano già fornito nel 2009, anno di uscita del loro quinto disco The E.N.D (The Energy Never Dies). Come afferma lo stesso Will.i.am “The E.N.D” non rappresenta una fine, ma una vera e propria celebrazione del cambiamento.
Quest’anno li ringraziamo anche per aver portato a Milano come supporter una favolosa Cheryl Cole, figlia dei talent-show, ma con un sovoir faire e una voce da artista veterana. L’artista sta avendo molto successo in Europa, anche grazie a Will.i.am, che oltre ad aver duettato con lei, ha prodotto il suo album da solista “3words”.
Siamo rimasti estasiati dalla resa di “Stand up”, “Fight for this love” e “Parachute” e proprio sulle note di questo brano, assistiamo a un bellissimo tango interpretato da Cheryl e dai suoi ballerini. “3 words” è uno di quei rari album, dove non si è costretti a saltare i pezzi. Se poi siete fanatici della musica anni novanta, Cheryl fa al caso vostro.
Passiamo ora agli headliner.
Lo spettacolo cui abbiamo assistito il 12 maggio al Forum di Assago è l’amplificazione all’ennesima potenza del videoclip di Boom Boom Pow, tra tripudi di laser, luci e visual ipnotici. La dimensione uomo-macchina passa così da virtuale a reale, grazie a un utilizzo vorace e meticoloso di tecnologie, effetti speciali e costumi di scena. E allora si comincia. I quattro componenti dei Black Eyed Peas, Will.i.am, Fergie, Taboo e Apl.de.ap, si materializzano sul palco tra fumate bianche, all’interno di coni verdi disegnati dal laser. Ci sono i presupposti per fare le cose in grande. Un accenno al palco: una parete di mega schermi che ricoprono anche un palchetto sopraelevato, dove approderà la band dei BEP. Sotto allo stage una porticina che fa da ingresso al palco vero e proprio, nei passaggi tra un brano e l’altro. Una passerella illuminata, da far invidia ai nostri stilisti.
Quelli di fronte a noi sono artisti eclettici, positivi, ironici e pronti a scatenare l’inferno ad ogni beat, ma soprattutto sono precursori di nuove tendenze e maghi nel fondere insieme generi diversi. Dance, Electro, Rock e Hip Hop diventano una cosa unica con loro. Questo è crossover d’autore.
La scaletta è veramente densa e varia, perché ai singoli pezzi del repertorio, vengono incastonati medley e dj set. Scelta ovvia, ma pur sempre azzeccata, il pezzo d’inizio “Let’s get it started”. A voler essere pretenziosi e pignoli, ci si aspettavamo come inizio, quel bellissimo intro contenuto nell’album, con tanto di voce off rigorosamente robotica ed effettata che precede una ripartenza con “Bom bom pow”. Invece per quello dovremo aspettare l’ultimo atto dello show.
Si prosegue con I pezzi del nuovo album,“Rock your body” e “Meet me half way”, brani strumentalmente in antitesi, graffiante il primo, più morbido il secondo, ma entrambi diventati dal loro primo passaggio veri tormentoni radiofonici.
Sempre da “The E.N.D.” ci propongono “Alive”, non il pezzo meglio riuscito del disco, ma comunque molto rappresentativo di quel sound da club underground voluto dai BEP, nel loro nuovo progetto. È il momento che riaffiorino i motivi per cui la gente si è innamorata di questo gruppo e con “Don’t phunk with my heart” e “Shut up” tutto si fa chiaro.
Per ricordarci che siamo a un concerto di un gruppo Hip Hop, Will.i.am ci regala subito un bel freestyle. Giocosamente comincia a rappare i messaggi dei fan italiani che scorrono sul led screen e da lì è un crescendo, sia nel flow, che in rapidità.
È il momento di uno dei pezzi più quotati del repertorio: “Imma be”. Solitamente agli effetti ci pensano le macchine e invece in questo caso sono gli artisti stessi a giocare in modo impeccabile con la loro voce. Loopatori umani, questi Black Eyed Peas. È il momento di scatenarsi con “My humps”, pezzo in cui la fascinosa e provocante Fergie ci mostra che cosa si può fare con un decolleté come il suo. Non risulta volgare nemmeno per un secondo, proprio perché in quel gesto ci mette comicità. Un momento di romanticismo a questo punto è di dovere con “Missing You” e proprio in questo pezzo emerge l’intesa e la stima che lega Will.i.am e Fergie.
Da questo momento succedono cose dell’altro mondo, compresa una moto che vola sopra al pubblico del Forum. Arrivano gli assoli e si comincia da Apl-de-ap, che scatena il pubblico con “Bebot” e “Mare”. È poi la volta di Taboo, che sale su una moto, prendendo letteralmente il volo a ritmo di “Rocking to the Beat”. Geniale.
Arriva la regina incontrastata dello show, Fergie. I pezzi che interpreta, con la sua voce estesa e sensuale, sono “Fergielicious”, “Glamorous”, “Big Girls Don’t Cry”. Tutto ben riuscito, anche se purtroppo sul finale con “Quando, quando” (dalla colonna sonora di “Nine”), non viene sostenuta come vorrebbe dal pubblico italiano. Forse il pubblico non ha apprezzato o visto il film. I nostri vicini preferiscono definirla una “ruffianata” che si poteva evitare.
A ristabilire l’adrenalina ci pensa Will.i.am. Con un DJ set eclettico, grazie alla scelta dei pezzi, da Michael Jackson ai Guns’ n Roses, dagli House of Pain ai Nirvana, e a un curatissimo utilizzo della consolle sopraelevata.
Lo show prosegue con un video interludio “I Am In The House”. E ancora dal nuovo album “Now Generation”, che crea un’atmosfera molto “rockettara”. L’ultimo atto dello show è, passateci il termine, una vera bomba. ÈÈÈ infatti ora di ricordare ancora una volta I vecchi tempi, con “Pump it” e “Where is the love”. Il pubblico è in delirio, ma da lì ha poco esploderà definitivamente. Dopo un medley con I pezzi di The E.N.D., “Showdown”, “Party All the Time” e “Out of My Head”, arriva il momento tanto atteso e purtroppo anche il finale del concerto, con i pezzi che ci hanno piacevolmente bombardato nel 2009. Stiamo parlando di “Boom Boom Pow” e “I Gotta Feeling”.
La musica dei Black Eyed Peas è avvolgente e coinvolgente, perché ricca di strumenti ed effetti e compressa al massimo. Rappresentano il genere Hip Hop, ma ne hanno ribaltato l’immagine, presentandosi con un atteggiamento lontano mille miglia da mc, rapper e produttori presi male e incazzati con il mondo intero per vocazione. Non un proposito, ma proprio il loro modo d’essere. Sorridenti e trascinatori.
I BEP hanno venduto 35 milioni di album nel mondo e sembrano avere ancora molto in serbo per il pianeta. Il quartetto è l’esempio fatto a persona, che la gente ha bisogno anche di musica semplice e possibilmente positiva nella vita di tutti i giorni e non per forza perché lo vogliono le radio.
Francesca Avallone


