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I soliti idioti e il trionfo dell’esperienza crossmediale

A vedere in rassegna i personaggi portati in scena da Fabrizio Biggio e Francesco Mandelli nel loro spettacolo teatrale “I soliti idioti – Comico-psichedelico tour” (Alcatraz Milano, 22 novembre 2011) sembra di assistere a un nuovo capitolo de I mostri, pellicola anni ’60 dove Gassman e Tognazzi interpretavano i vizi della società, con gag paradossali che rappresentavano l’italiano medio alle prese con diverse situazioni della quotidianità.

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Allo stesso modo il duo milanese di MTV analizza sotto la lente del grottesco vari ambienti dell’italianità come potrebbe essere vista dall’esterno del nostro Paese: ci sono i preti, la ministra e la coppia da gay pride, orgogliosa del proprio essere omosessuale e desiderosa di far pesare alla società una diversità di cui nessuno gli chiede realmente conto.

Lo show seppur infarcito di volgarità ed esasperazioni tipiche da cinepanettone, trae vigore dai numerosi tormentoni ripetuti a memoria da un pubblico in adorazione e dall’empatia alimentata da alcuni personaggi che scatenano un senso di amorevole protezione, come fossero incarnazione delle nostre più inconfessabili debolezze, da difendere strenuamente di fronte all’incedere della società.

E così c’è l’impiegata delle poste, forte del suo piccolo ruolo di potere, che costringe lo sventurato giovanotto Sebastiano Credici a subire ogni tipo di angheria per portare a termine una semplice operazione che richiederebbe una manciata di secondi.

Non mancano poi trovate sorprendenti, come l’idea di esordire tra il pubblico all’inizio dello spettacolo entrando in scena da una porta che dà sul parterre e la presenza dei Club Dogo che rappano assieme ai piccoli Niccolò e Gigetto nel celeberrimo sketch “Mamma esco”.

Lo spettacolo è accompagnato da un’orchestra (tra le cui fila vi è anche Enrico Buttafuoco, partner di Mandelli nel duo brit-rock Orange) che però non prende mai possesso della scena e fa da semplice cornice alle gag e da riempitivo nei numerosi cambi di scena che, comunque, sono fulminei e non fanno perdere ritmo alla narrazione.

La serata scorre via leggera, senza particolari emozioni o colpi di genio, in attesa del personaggio più acclamato e popolare della serie, l’ipercinico Ruggero De Ceglie così diverso dal figlio Gianluca, sensibile ed ingenuo; ed è proprio il paradosso della diversità ad innescare il meccanismo comico in buona parte delle situazioni surreali de “I soliti idioti”.

Mandelli e Biggio escono dalla tv per debuttare al cinema e nel farlo si servono di un elemento promozionale in più, quello dello spettacolo dal vivo, toccando con questo tour diverse zone dell’Italia e fagocitando ben tre medium diversi che si caricano a vicenda, dando vita a un’onnipresenza mediale che raggiunge idealmente qualsiasi spettatore.

La televisione però prevarica gli altri media e sul finale il “Nongiovane” Mandelli imbraccia la sua chitarra (la stessa utilizzata nel tour con gli Orange) e propone una sintesi musicata dello show che altro non è che una sigla, senza titoli di coda, di un programma tv trapiantato a teatro.

Luca Zanoncelli

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